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AGGIORNAMENTO DOCENTI

Questioni di scelte


Il dubbio

Come abbiamo visto, le metodologie didattiche sono molteplici. Ci sarebbe da chiedersi se sono tutte valide o se, alcune volte, rispondano più a delle mode che ad un approccio scientifico. Ma tant'è. Una cosa è certa: sono come una moneta, presentano due facce, dei pro e dei contro.
È risaputo, poi, che non c'è apprendimento senza motivazione, ed oggi motivare gli alunni è cosa sempre più ardua. Ma allora viene da chiedersi: è sufficiente mettere a punto nuove tecniche di insegnamento per raggiungere l'agognato obiettivo di coinvolgere un/una ragazzo/a nel proprio processo formativo oppure bisognerebbe, anche e piuttosto, puntare l'attenzione su chi tali tecniche le deve mettere in atto in un'aula scolastica?
Si è sempre parlato di arte dell'insegnare.
Ogni insegnante è un facilitatore dell'apprendimento, ma è anche un mediatore culturale ed, in quanto tale, libero di scegliere uno o più metodologie didattiche, perché personalmente non credo esista un metodo unico ed infallibile.
Non esiste un metodo migliore di altri.
La conoscenza, l'utilizzo e l'interazione dei metodi sono alla base dell'insegnamento
Non bisognerà confondere i mezzi con i fini: se il fine è la cultura e non il nozionismo, inteso come mero apprendimento di informazioni, questa passa attraverso gli uomini che usano i mezzi.
Oggi viviamo in un mondo complesso e vorticoso, attraverso computer, internet, televisione, apprendiamo per immagini. L'insegnante, la scuola, attraverso le nuove tecnologie, devono offrire la giusta pista di elaborazione di queste informazioni. Non si parla, quindi, di nozionismo o di innovazione, ma semplicemente – e vi sembra poco? – di qualità dell'insegnamento.
In definitiva, le metodologie didattiche dovrebbero essere più conosciute e più apprezzate da docenti e alunni, ma non facciamo l'errore di credere che l'apprendimento sarebbe più interessante e che gli alunni sarebbero tutti preparati se nelle scuole, da domani, si usasse un metodo diverso dalla lezione frontale.
Il coinvolgimento e l'interesse dipendono dal professore, da quella figura indispensabile, ma spesso fallimentare, che ha il gravoso compito di "passare" la cultura ad altre menti perché, se non dipendesse da quell'uomo "seduto dietro la cattedra", potremmo tutti rintanarci dietro un pc e imparare tutto on-line o attraverso un corso per corrispondenza.
Non dimentichiamo che l'insegnante – il prof. - è colui che segna dentro, ben diverso dal docente, che impartisce le sue lezioni e potrebbe, e purtroppo questo accade, farlo asetticamente.
L'empatia insegnante-classe-alunno-disciplina è un processo a cascata che diventa un generatore di corrente per lo sviluppo futuro dei singoli finendo per creare quel clima di classe magico e quell'aureo rispetto che si ha nei confronti di un maestro di vita. L'insegnante è il testimone della cultura, è il testimone della coerenza, dello stile, è appunto colui che ti segna dentro di cui tu, sia il migliore della classe o il più deriso, il meno impegnato, sei obbligato a riconoscerne l'autorevolezza e l'indispensabilità. E, per certe realtà geografiche o sociali e per alcuni alunni diversamente abili, non bisogna dimenticare che per molti è ancora l'unica opportunità di apertura.
Mi si permetta di concludere con un paragone.
Ad ognuno di noi, credo, piace mangiare bene. Cosa spinge ognuno di noi a ritornare a mangiare in un determinato ristorante? Sicuramente il cibo appetitoso, ben cucinato. Il docente è un po' come il cuoco di un ristorante in cui ritornare se si è mangiato bene: è il cuoco che rende famoso il ristorante. È colui che sceglie gli ingredienti da cucinare con attenzione, poi li dosa con cura e li cucina con amore e competenza, li predispone con maestria sul piatto ed infine li fa servire in tavola ai commensali ( alunni... ). Ma non avevamo cominciato quest'articolo con le varie etimologie, fra cui quella della parola alumnus: nutrire, far crescere....?

Allora: buona cucina a tutti!